Il Patto di stabilità frena gli investimenti e l’economia

Opere pubbliche per circa dieci milioni di euro pronte a partire, ma ferme perché le norme particolarmente restrittive del Patto di stabilità impediscono alla Provincia di Macerata di pagare le imprese appaltatrici, nonostante l’Ente abbia la capacità di spesa e tutte le opere risultino regolarmente finanziate.

Solo nel settore della viabilità il “blocco” tiene fermi 32 lavori sparsi sulla rete stradale provinciale; poi ci sono le opere di edilizia scolastica e di sistemazione idraulica lungo i fiumi. Una situazione paradossale, che non trova al momento una soluzione, neanche dilazionata; anzi, se la legge non sarà modificata, nel 2012 i vincoli del Patto risulteranno ancora più restrittivi rispetto ad oggi.

Questo non solo impedisce di far partire i cantieri già in grado di essere avviati, ma di fatto ostacola i programmi di investimenti che la Provincia ha previsto, in cui figurano opere rilevanti sia per la viabilità, sia per l’edilizia scolastica superiore, sia nel settore ambientale.

È difficile anche individuare delle priorità da far partire tra le opere cantierabili, in quanto la priorità assoluta, in questo momento, è quella di garantire la “liquidabilità” dei lavori in corso: un milione e mezzo per le scuole, in vista del nuovo anno scolastico, circa cinque milioni e mezzo per la viabilità ed altri un milione e settecentomila per i fiumi, a cui vanno ad aggiungersi contributi per quasi un milione a diversi Comuni del Maceratese per far fonte ai danni dell’alluvione del marzo scorso.

È un sistema assurdo, che vanifica programmi pluriennali delle opere pubbliche ampiamente discussi ed approvati, finanziamenti reperiti, progetti approvati, gare di appalto regolarmente concluse.

L’impossibilità di spendere somme già impegnate e disponibili, si ripercuote direttamente non solo sui cittadini, che non vedono realizzarsi le opere pubbliche di cui il territorio ha bisogno, ma anche sull’economia locale, che subisce una brusca frenata: se l’Ente non può spendere le risorse, le imprese hanno minori occasioni di lavoro, l’occupazione ne risente negativamente, la capacità di spesa delle famiglie diminuisce.

Presto attiverò un “tavolo” con le organizzazioni imprenditoriali e sindacali per discutere insieme del problema affinché tutti ne possano prendere coscienza. Intanto ho chiesto anche alla presidente nazionale di Confindustria, Emma Marcegaglia, in occasione della sua partecipazione all’assemblea degli industriali svoltasi ad Abbadia di Fiastra di prendere posizione contro questo circolo vizioso che va in direzione contraria allo sviluppo che vogliamo e che impedisce alla Provincia di svolgere con incisività il proprio ruolo di volano per l’economia locale.