Una nuova politica per ridare speranza

Il 2 giugno del 1946 l’Italia scelse la Repubblica con un entusiasmo e un calore che oggi la politica ha perso. Tocca a ciascuno di noi rinnovare la politica e dare la speranza ai giovani, garantendo loro la possibilità di lavorare. Ai giovani chiediamo l’interesse per la cosa pubblica e l’impegno per la propria comunità: per restituire dignità alla politica occorre anche il loro apporto.
La ricorrenza della Repubblica che oggi festeggiamo in forma itinerante a Civitanova Marche, si lega indissolubilmente alla nostra Costituzione. Quella data del 2 giugno 1946 segnò anche un altro importante traguardo: l’estensione del voto alle donne che, finalmente, entrarono a pieno titolo nella vita politica del nostro Paese. Si realizzava così un vero Stato Democratico ancorato ai quei principi di libertà, di uguaglianza, di giustizia e di pace, nonché di solidarietà e di pari dignità a cui si ispira la nostra Costituzione.
‘Celebriamo quest’anno la Festa della Repubblica con animo più fiducioso – ha dichiarato il presidente Giorgio Napolitano – perché si è fatta strada la necessità di forti cambiamenti in campi fondamentali. Perché l’Italia può parlare a voce alta in Europa e contribuire a cambiarne le istituzioni e le politiche. E infine perché si sono moltiplicate nella nostra società e specialmente tra i giovani le manifestazioni di volontà costruttiva e di spirito d’iniziativa’.
In questi pesanti anni di crisi, l’economia e la realtà sociale del nostro Paese hanno compiuto passi indietro, arrivando all’attuale livello di disoccupazione, a danno in particolare dei nostri giovani. In questo momento, sentirsi Nazione, e sentirsi italiani, significa riconoscere come problemi di ciascuno di noi quei problemi che preoccupano le famiglie in difficoltà e che suscitano nei giovani, per effetto della precarietà e dell’incertezza in cui vivono, pesanti interrogativi per il futuro. È necessario varare le riforme da troppo tempo promesse e mettere in campo tutte le azioni utili per la ripresa e lo sviluppo dell’Italia.
Determinante sarà l’apertura dei cantieri pubblici; oggi il nostro Paese non ha bisogno di grandi opere, ma di migliaia di interventi di messa in sicurezza delle strade, delle scuole e dei fiumi e tutto questo è impedito dalle assurde regole del Patto di stabilità, imposto da un’Europa cinica e priva di coraggio e di slancio. Confidiamo molto nell’imminente guida italiana al semestre europeo.
Vorrei rivolgere un pensiero di gratitudine e di incoraggiamento ai sindaci, vere sentinelle delle comunità locali. Un augurio di buon lavoro in particolare ai 43 sindaci eletti nelle ultime elezioni amministrative.
I sindaci, che con sempre minori risorse e sempre maggiori difficoltà affrontano quotidianamente, con coraggio, il governo delle città: a loro va il nostro grazie, ma soprattutto il nostro incoraggiamento, il nostro aiuto e la nostra solidarietà.
Non intendo soffermarmi oltre sui principi e sui valori della nostra Costituzione e del nostro sistema democratico.
Tuttavia, permettetemi una riflessione sul lavoro e la dignità della persona che la nostra Costituzione considera essenziali per qualsiasi azione politica e amministrativa. Una persona è libera solo se ha lavoro e non è costretta a vivere in mortificanti ristrettezze economiche. La Costituzione che garantisce la libertà e la democrazia non è veramente attuata né rispettata nel momento in cui lo Stato non riesce a garantire lavoro a tutti. Del resto, la stessa Costituzione dichiara all’articolo 1 che l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Si continuano a consumare, giornalmente, drammi legati alla mancanza di lavoro, che compromettono la dignità della persona. La dedizione al lavoro, alla famiglia e alla comunità: sono questi i valori tanto cari alla nostra gente, che non si è mai sottratta alla fatica, al duro lavoro e perfino alle difficili condizioni economiche, ma che non riesce a convivere con l’attuale impossibilità di lavorare. È questa la dignità a cui la nostra gente non è disposta a rinunciare. Dobbiamo impegnarci, dunque, per far sì che il lavoro sia garantito a tutti.
La Costituzione, che oggi verrà consegnata solennemente ai giovani deve accomunarci nell’impegno comune, ciascuno per le proprie responsabilità, in modo da superare questo difficile momento. Non dobbiamo lasciarci scoraggiare ma dobbiamo essere consapevoli che il nostro è un grande Paese, con tutte le potenzialità per rimettersi in cammino. Unendo le forze possiamo farcela! Questo è l’auspicio, questa è la convinzione, questa è la speranza che dobbiamo trarre dalla festa della nostra Repubblica.