Insieme per rimetterci in cammino

La ricorrenza della Repubblica, che oggi festeggiamo, si lega indissolubilmente alla Costituzione. La nostra Repubblica nasce dal primo atto di autodeterminazione del popolo italiano, rappresentato dal referendum istituzionale, quel 2 giugno 1946, quando gli italiani si espressero democraticamente, cambiando per sempre il volto dell’Italia.
Quella data segnò anche un altro importante traguardo: l’estensione del suffragio alle donne che, finalmente, entrarono a pieno titolo nella vita politica del nostro Paese.
Per la prima volta le donne poterono esprimere il proprio pensiero attraverso il voto, e contribuirono in modo determinante a raggiungere quella soglia di circa 90% di votanti che, oggi, ci appare così lontana e che sta a noi tutti far ritornare attuale.
Fu quella la vera spinta verso lo Stato democratico. Uno stato democratico che si basa e trova la sua forza nella nostra Costituzione e nei principi di libertà, uguaglianza, giustizia, pace e, oggi più di ieri, di solidarietà e pari dignità.
In questo momento, sentirsi Nazione e sentirsi Italiani significa riconoscere come problemi di ciascuno di noi quei problemi che preoccupano le famiglie in difficoltà e che suscitano nei giovani, per effetto della precarietà e dell’incertezza in cui vivono, pesanti interrogativi per il futuro. Stiamo attraversando una crisi pesantissima: occorre, dunque, un grande sforzo, fatto anche di sacrifici, per assicurare al nostro Paese un futuro ed una prospettiva di crescita e di sviluppo e per ciò stesso di libertà e di democrazia. Come scrisse il grande giurista e costituente Piero Calamandrei: “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”.
Ed è per questo che mi rivolgo, in particolare, ai sindaci che sono i veri interlocutori dei cittadini, che vanno ad esporre le loro ansie, le loro preoccupazioni e, talvolta, le loro disperazioni, e non più le semplici richieste dei servizi; i sindaci, che con sempre minori risorse e sempre maggiori difficoltà, affrontano quotidianamente con coraggio il governo delle città: a loro va il nostro grazie, ma soprattutto il nostro incoraggiamento. Infine una riflessione su un tema che deve essere al centro di qualsiasi azione politica e amministrativa, e che costituisce l’essenza stessa della nostra democrazia e di questa giornata: il lavoro e la dignità della persona, come ci ha ricordato il Capo dello Stato, Napolitano.
Non è libera una persona che non ha lavoro. Non è libera una persona che vive in mortificanti ristrettezze economiche. La Costituzione che garantisce la libertà e la democrazia non è veramente attuata né rispettata nel momento in cui lo Stato non riesce a garantire lavoro a tutti. Del resto la stessa Costituzione dichiara solennemente, all’art. 1, che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, e ne fa esplicito riferimento nei successivi articoli, sottolineando come il diritto al lavoro debba essere riconosciuto a tutti indistintamente, ponendo fra i suoi compiti, quello di rimuovere ogni ostacolo di ordine economico e sociale che limiterebbe di fatto la libertà e l’uguaglianza stessa dei cittadini.
Si consumano giornalmente drammi legati alla dignità e alla mancanza di lavoro, valori tanto cari alla nostra gente e da sempre profondamente radicati in essa.
La dedizione al lavoro, alla famiglia e alla comunità: sono questi i tratti salienti della  nostra comunità, che non si è mai sottratta alla fatica, al duro lavoro e perfino alle difficili condizioni economiche e che non riesce a convivere con l’attuale impossibilità di lavorare: è proprio questa la vera dignità a cui la nostra gente non è disposta a rinunciare.
Dobbiamo impegnarci, dunque, per far sì che il lavoro sia garantito e con esso la libertà vera, sinonimo di dignità. I bisogni primari sono l’emergenza di oggi, e in particolare la mancanza di lavoro, la difficoltà di chi l’ha perso o lo sta perdendo, la prospettiva incerta e lontana dei giovani che sono alla ricerca della loro prima occupazione.
Dalla Resistenza scaturirono quei valori e quei principi che costituiscono le fondamenta della nostra Costituzione, che ancora, anche per questi motivi, è ancora attuale.
La Costituzione deve accomunarci nell’impegno di lavorare, ciascuno per le proprie responsabilità, in modo da superare questo difficile momento. Non dobbiamo lasciarci scoraggiare dalle difficoltà. Dobbiamo essere consapevoli che il nostro è un grande Paese e possiede tutte le condizioni per rimettersi in cammino. Insieme sono ripartiti i nostri nonni ed i nostri genitori, insieme abbiamo superato tanti drammatici momenti; solo tutti insieme possiamo farcela!
Questo è l’auspicio, questa è la convinzione, questa è la speranza che dobbiamo trarre dalla festa della nostra Repubblica.

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