Dignità e lavoro per il 25 Aprile

La nostra provincia ha avuto una grande parte nella Resistenza. Oggi siamo qui per ricordare i tanti maceratesi e non che, tra il 1943 e il 1944, trovarono la morte a Montalto di Cessapalombo, a Muccia, Camerino, Caldarola, Chigiano di San Severino, Frontale di Apiro, Braccano di Matelica ed altre località. Spesso furono uccisi anche inermi cittadini, uomini e donne, giovani ed anziani.
La lotta di Liberazione ebbe, accanto alle formazioni partigiane, una forte componente popolare rappresentata dalle tante sofferenze ed atrocità subite dalla  popolazione. E non vanno dimenticate le donne che hanno avuto un ruolo importante, e spesso fondamentale, nella Resistenza.
La data del 25 aprile 1945 rappresenta un giorno fondamentale per la Repubblica italiana e per la storia di tutti gli italiani. Quel giorno si apriva una pagina nuova ed iniziava un cammino di democrazia e di progresso economico e sociale.
Nel celebrare questa ricorrenza negli anni passati, il Presidente della Repubblica ci ha ricordato come la Resistenza sia stato un fenomeno che ha abbracciato tutta la Nazione: quindi è importante che il 25 aprile l’Italia intera si senta più che mai unita negli ideali di libertà e di democrazia.
Dinanzi alla crisi che ha investito l’Italia e l’Europa, nel quadro di un profondo cambiamento mondiale, dobbiamo attingere alla lezione di unità nazionale che ci viene dalla Resistenza e abbiamo bisogno della politica, della buona politica, come impegno inderogabile che nella Resistenza venne da tanti riscoperto, per essere poi quotidianamente praticato.
E invece, oggi, cresce e dilaga la polemica rabbiosa verso la politica.
Voglio citare le parole della lettera dello studente di Parma, di anni 19, Giacomo Ulivi, condannato a morte e fucilato nella piazza Grande di Modena il 10 novembre 1944 : “Cari amici, allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica è stato il più terribile risultato di un’opera di diseducazione ventennale, che è riuscita a inchiodare in molti di noi dei pregiudizi, fondamentale quello della sporcizia della politica. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è lavoro di specialisti: lasciate fare a chi può e deve. E invece la cosa pubblica è noi stessi: dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato e importante”. Queste parole, scritte da un giovane che stava offrendo la sua vita per regalarci la libertà e la democrazia, debbono essere i pilastri del nostro impegno quotidiano.
Tutti, oggi, dobbiamo fare la nostra parte nel governo e nell’amministrazione della cosa pubblica; debbono farla le Istituzioni, le parti sociali e tutte quelle componenti chiamate a compiti di responsabilità e di governo.
Abbiamo voluto dedicare questa giornata, la Festa della Liberazione, in modo particolare al Lavoro e alla Dignità.
Mi chiedo e vi chiedo: è libera una persona che non ha lavoro? È libera una persona che vive in mortificanti ristrettezze economiche? Come in molte altre parti d’Italia, purtroppo, anche in questa città si è consumato un dramma legato alla dignità e alla mancanza di lavoro, concetti tanto cari e profondamente radicati nella nostra gente, come la dedizione al lavoro, alla famiglia e alla comunità: principi che vivono nel nostro Dna e rappresentano la vera dignità senza alcun riferimento alle singole condizioni economiche e sociali; una dignità legata all’appartenenza ai valori e ai principi.
La cancellazione di tali diritti e la mortificazione e la vergogna che ne conseguono sono spesso le cause di tanti drammi.
Viviamo dunque una fase drammatica della nostra società ed il lavoro rappresenta la punta cruciale di questo dramma. Dobbiamo impegnarci per far sì che questa Festa della Liberazione sia reale, affinché il lavoro sia garantito e con esso la libertà vera, in modo che a tutti sia restituita la dignità. Rischieremmo, altrimenti, di vanificare tutti i sacrifici fatti in passato. Occorre dunque guardare al 25 aprile 1945 come a una data di inizio e non di fine. Dalla lotta di Liberazione è nato l’attuale sistema democratico che dobbiamo, tutti insieme, concorrere a far crescere in prosperità e in efficienza.
Dalla Resistenza scaturirono quei valori e quei principi di libertà, di uguaglianza, di solidarietà e di democrazia che costituiscono tuttora le fondamenta della nostra Costituzione. È necessaria una coscienza nuova che sgorghi dalle coscienze di ognuno di noi. Ribadisco: di ognuno di noi, ciascuno per la propria parte di responsabilità. Ricordare il passato è giusto e doveroso e va fatto, innanzitutto, per il suo valore di insegnamento storico, ma anche perché ci invita a guardare avanti per costruire una società migliore, dove il rapporto tra cittadini, regole ed Istituzioni sia degno di un Paese moderno e solidale; un Paese moderno che misuri la propria civiltà con la qualità dei servizi e la possibilità di garantire dignità e lavoro ai propri cittadini. Solo così la Liberazione non sarà un semplice ricordo ma conserverà il suo vero e profondo significato e un grande monito e insegnamento per le attuali e le future generazioni.
Viva la Liberazione, viva la Costituzione, viva la Repubblica Italiana!